Hai chiesto a un’AI di scrivere le condoglianze per un collega che ha perso il padre. Il testo è perfetto. Perché ti sembra comunque sbagliato inviarlo così?
Epitteto — nel Manuale, il testo in cui l’allievo Arriano raccolse i suoi insegnamenti — apre con una distinzione che regge tutta la filosofia stoica: alcune cose dipendono da noi — giudizi, intenzioni, scelte — altre no — il corpo*, la reputazione, gli eventi esterni. La serenità nasce dal riconoscere questo confine: soffriamo quando trattiamo come nostro ciò che non lo è, o deleghiamo ciò che ci appartiene.
Delegare a un’AI un giudizio o una responsabilità morale che dipende da te è lo stesso errore di sempre: trattare come esterno ciò che, invece, ti appartiene.
Prima di far scrivere qualcosa a un’AI, chiediti a chi appartiene quel compito. Un riassunto, una traduzione, la sistemazione di un testo: non dipendono dal tuo giudizio morale, l’AI può farli. Le condoglianze, una scusa, un giudizio su una persona: dipendono da te, dalla tua presenza in quel gesto — e nessun testo tecnicamente perfetto la sostituisce. Il criterio pratico: se il destinatario, sapendo che è stata l’AI a scriverlo, si sentirebbe tradito, quel compito era tuo.
Il Giardiniere
*L’idea è questa: tu puoi allenarti, curarti, mangiare bene, ma non controlli davvero il tuo corpo fino in fondo — si ammala, invecchia, subisce incidenti, muore, indipendentemente da quanto tu voglia il contrario. È soggetto a forze esterne (malattia, casualità, il tempo) che restano fuori dal tuo potere di decisione, anche se ci investi cura e attenzione.
Per gli stoici questo non è un invito a trascurarlo, ma a non riporre lì la propria serenità: se leghi la tua pace interiore a qualcosa che può esserti tolto in ogni momento — la salute, la bellezza, la forza fisica — resti in balìa degli eventi. La cosa che davvero dipende da te, per Epitteto, è solo l’uso che fai della tua mente: i giudizi, le scelte, le reazioni a ciò che accade — quello sì, resta sempre in tuo potere, qualunque cosa succeda al corpo.
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