Davids, K., Handford, C., Williams, A.M. (1994), Journal of Sports Sciences, 12(6), 495–528
Nel 1994 la scienza del movimento sportivo ragiona quasi interamente per analogia con il computer: il cervello riceve dati sensoriali, li elabora attraverso rappresentazioni interne, produce un comando motorio, i muscoli eseguono. Davids, Handford e Williams mettono in discussione questo impianto alla radice, non solo nei dettagli.
Gli autori sostengono che il modello cognitivista, pur dominante, non spiega bene fenomeni osservati da tempo nello sport: la rapidità con cui un atleta esperto reagisce a un evento (troppo veloce per un calcolo elaborato passo dopo passo), o la variabilità dei gesti riusciti in situazioni diverse. Propongono un’alternativa fondata su due pilastri: la psicologia della percezione diretta di Gibson (l’ambiente offre direttamente informazioni utilizzabili per l’azione, senza bisogno di elaborazione mentale complessa) e la teoria dei sistemi dinamici, già introdotta nel movimento umano da Kelso. L’atleta non calcola una risposta: si accoppia direttamente con le informazioni dell’ambiente.
Non è solo una critica filosofica. Gli autori chiedono esplicitamente un dialogo interdisciplinare tra scienza dello sport, fisica dei sistemi complessi e psicologia ecologica — un invito che la comunità scientifica accoglierà solo negli anni successivi, dando origine a tutta la linea di ricerca che arriverà fino a Araújo, Renshaw e Davids negli anni 2000.
Il riflesso pratico. Se l’atleta non è un computer che elabora istruzioni, allenarlo con sempre più istruzioni verbali dettagliate va contro la natura del sistema che si vuole sviluppare. È qui che comincia a spostarsi il ruolo dell’allenatore: da chi “installa” il gesto corretto nella testa del giocatore, a chi costruisce le condizioni ambientali perché il gesto giusto emerga da solo — l’allenatore giardiniere, non l’allenatore programmatore.
Limite da tenere a mente. È un articolo teorico, un manifesto programmatico: non presenta dati sperimentali propri, ma apre un campo di ricerca che altri riempiranno negli anni successivi.
Il Giardiniere
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