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Le radici dell’approccio ecologico

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Una serie in undici tappe


Introduzione alla serie

Da qualche tempo si sente parlare, anche fuori dagli ambienti tecnici, di “approccio ecologico” allo sport — l’idea che un atleta non impari a muoversi come si programma un computer, ma come una pianta impara a crescere: non eseguendo istruzioni, ma rispondendo a un ambiente che la sfida in modo intelligente.

Non è un’idea nata ieri, né nata nello sport. Affonda le radici negli anni ’70 e ’80, in laboratori di fisiologia e psicologia della percezione, ben prima che qualcuno pensasse di applicarla a un campo da gioco. Ci sono voluti quindici anni perché quelle intuizioni diventassero un metodo, e altri venti perché il metodo trovasse le prime prove sul campo.

In questa serie ripercorro dieci tappe — dieci articoli scientifici, uno per volta — che hanno costruito, mattone su mattone, questo modo diverso di pensare l’allenamento. Non aspettatevi solo teoria: ogni tappa ha un riflesso pratico preciso, spesso sorprendente. Si parte da un dito che smette di obbedire al cervello.

Una premessa onesta, prima di cominciare. Questo è un elenco che qualche esperto del settore potrebbe legittimamente mettere in discussione — la scelta di dieci articoli su quarant’anni di letteratura è per forza una selezione, e chi lavora nel campo potrebbe indicarne altri, o pesare diversamente questi. Non è, e non vuole essere, una dimostrazione definitiva. È però la prova che dietro a questo approccio non c’è una moda recente, ma un percorso di ricerca che viene da lontano e che ha un riscontro scientifico reale, per quanto ancora parziale su risultati di gara su larga scala. Un percorso discutibile, ma comunque un percorso.

Ordine cronologico:

  1. Kelso, J.A.S. (1984). Phase transitions and critical behavior in human bimanual coordination. American Journal of Physiology, 246(6), R1000–R1004.
  2. Davids, K., Handford, C., & Williams, A.M. (1994). The natural physical alternative to cognitive theories of motor behaviour: an invitation for interdisciplinary research in sports science. Journal of Sports Sciences, 12(6), 495–528.
  3. Handford, C., Davids, K., Bennett, S., & Button, C. (1997). Skill acquisition in sport: some applications of an evolving practice ecology. Journal of Sports Sciences, 15(6), 621–640.
  4. Araújo, D., Davids, K., & Hristovski, R. (2006). The ecological dynamics of decision making in sport. Psychology of Sport and Exercise, 7(6), 653–676.
  5. Chow, J.Y., Davids, K., Button, C., Shuttleworth, R., Renshaw, I., & Araújo, D. (2007). The role of nonlinear pedagogy in physical education. Review of Educational Research, 77(3), 251–278.
  6. Passos, P., Araújo, D., Davids, K., Gouveia, L., Serpa, S., Lopes, J., & Fernandes, O. (2008). Information-governing dynamics of attacker-defender interactions in youth rugby union. Journal of Sports Sciences, 26(13), 1421–1429.
  7. Pinder, R.A., Davids, K., Renshaw, I., & Araújo, D. (2011). Representative learning design and functionality of research and practice in sport. Journal of Sport and Exercise Psychology, 33(1), 146–155.
  8. Vilar, L., Araújo, D., Davids, K., & Button, C. (2012). The role of ecological dynamics in analysing performance in team sports. Sports Medicine, 42(1), 1–10.
  9. Lee, M.C.Y., Chow, J.Y., Komar, J., Tan, C.W.K., & Button, C. (2014). Nonlinear pedagogy: an effective approach to cater for individual differences in learning a sports skill. PLoS ONE, 9(8), e104744.
  10. Silva, P., Travassos, B., Vilar, L., Aguiar, P., Davids, K., Araújo, D., & Garganta, J. (2014). Numerical relations and skill level constrain co-adaptive behaviors of agents in sports teams. PLoS ONE, 9(9), e107112.

Il Giardiniere

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