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Il corpo che si organizza da solo

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Kelso, J.A.S. (1984), American Journal of Physiology

Tutto comincia con un esperimento quasi banale: muovere i due indici avanti e indietro, prima in modo asimmetrico, poi aumentando la velocità. A un certo punto, senza che nessuno lo comandi, le dita “scattano” da sole in un pattern simmetrico. Il passaggio è brusco, non graduale, e chi lo prova non riesce a impedirlo nemmeno volendo.

Kelso dimostra che questo salto non richiede nessun comando esplicito dal cervello: emerge come conseguenza naturale dell’aumento di un solo parametro, esattamente come accade nei sistemi fisici quando si supera un punto critico — l’acqua che bolle, non un interruttore che si accende. Nessun comando esterno decide il momento: il cambiamento emerge da solo quando le condizioni lo permettono. Il sistema motorio si comporta come un sistema dinamico che si auto-organizza, non come un esecutore di programmi scritti altrove.

Il riflesso pratico. È la prima crepa in un’idea molto radicata nello sport: che il gesto tecnico sia un programma da installare e poi eseguire fedelmente. Se il movimento è invece un equilibrio dinamico tra stati stabili e instabili, allora “correggere la tecnica” ripetendo l’istruzione giusta non basta — e capire perché un gesto collassa sotto pressione o fatica richiede guardare al sistema nel suo insieme, non al singolo dettaglio.

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