Un medico ha già la diagnosi tecnica pronta, corretta al cento per cento. Il problema non è quella: è decidere se dirla oggi, come dirla, a un paziente che magari non è pronto ad ascoltarla.
Nell’Etica Nicomachea Aristotele distingue due sapere. La techne è il sapere tecnico: il procedimento che, applicato bene, porta sempre allo stesso risultato — così un falegname costruisce un tavolo. La phronesis è altro: la saggezza pratica, il giudizio su cosa fare in una situazione concreta dove nessuna regola generale basta da sola. Non si insegna come una lista di istruzioni, si forma con l’esperienza — e serve proprio dove la tecnica, da sola, non decide nulla.
Un modello linguistico è la techne portata al massimo grado di efficienza. Il giudizio su quando, se e come usarla resta phronesis — e la phronesis, per definizione, non si può delegare a niente.
Chiedi a un’AI un messaggio delicato a un dipendente, un parere legale, una bozza di diagnosi: ottieni techne, un testo tecnicamente corretto, coerente, ben strutturato. Ma se sia il messaggio giusto per quella persona, in quel momento, con quella storia alle spalle — quello resta un giudizio tuo, e nessuna tecnica può prenderlo al posto tuo. Il segnale d’allarme: se stai leggendo l’output per capire cosa fare, invece che per verificare come dirlo, hai già consegnato la decisione allo strumento.
Non chiederti se l’output è tecnicamente valido. Chiediti: ho ancora io il giudizio su se e come usarlo?
Il Giardiniere
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