Il mito di Theuth: l’avvertimento di Platone sulla scrittura
Nel Fedro, Platone racconta un mito che oggi suona quasi profetico. Il dio egizio Theuth inventa la scrittura e la presenta al re Thamus come un dono che renderà gli uomini più sapienti e con più memoria. Thamus lo corregge: la scrittura non darà vera sapienza, ma la sua parvenza. Darà agli uomini l’illusione di sapere molte cose, mentre in realtà non le avranno imparate — si appoggeranno a segni scritti da altri, invece che alla propria memoria e al proprio ragionamento.
Platone diffidava della scrittura per lo stesso motivo per cui oggi si può diffidare di un uso pigro dell’intelligenza artificiale: entrambe rischiano di sostituire la fatica del pensare con la comodità del “ce l’ho già scritto da qualche parte, non serve che lo capisca davvero”. Ma Platone non aveva ragione fino in fondo — la scrittura, usata bene, ha reso possibile la filosofia stessa, compreso il dialogo in cui lui muove questa critica. Il problema non era lo strumento, era l’uso che se ne faceva.
Il punto di contatto con oggi è lo stesso: uno strumento come l’AI può essere protesi passiva o supporto al pensiero. Dipende solo da chi lo usa, e da quanto è disposto a restare responsabile di ciò che produce.
— Il Giardiniere
Lascia un commento