Pinder, R.A., Davids, K., Renshaw, I., Araújo, D. (2011), Journal of Sport and Exercise Psychology
Un articolo teorico ma con conseguenze pratiche dirette. Gli autori recuperano una distinzione dimenticata della psicologia sperimentale (Brunswik, anni ’50): quella tra “validità ecologica” — quanto un esperimento assomiglia alla realtà — e “design rappresentativo” — quanto un esperimento contiene le stesse fonti di informazione della realtà. Le due cose non coincidono: un esercizio può sembrare realistico e allo stesso tempo mentire al sistema percettivo dell’atleta, se ha rimosso l’informazione chiave.
Nasce così il concetto di Representative Learning Design, oggi uno dei criteri più citati per valutare la qualità di un esercizio.
Il riflesso pratico. Un esercizio “che sembra vero” non basta. Bisogna chiedersi: contiene le stesse informazioni percettive della gara? Una ricezione contro una macchina lancia-palle sembra realistica (c’è il campo, c’è la rete) ma mente, perché rimuove il gesto pre-contatto del battitore — l’informazione su cui il ricevitore si regola davvero in partita.
